a colloquio con l'Arcivescovo

L’Arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, è da poco giunto presso la Basilica di San Martino per presiedere alla recita del Santo Rosario alla presenza delle reliquie di Santa Bernadette. Prima di officiare il rito sacro, si è soffermato qualche minuto per rispondere a una paio di domande. Avendo appreso proprio in queste ore la notizia che il Conclave per l’elezione del nuovo Pontefice inizierà il prossimo 12 marzo, che importanza assume questo evento così straordinario in questa particolare circostanza storica?

«Papa Benedetto XVI, con le sue dimissioni, ci ha dato un grande insegnamento, e cioè che la Chiesa non è nostra ma è del Signore. Con il suo gesto ha dimostrato la sua grande fiducia nel Signore che conduce la sua Chiesa in una libertà dai ruoli e dalle cariche. Quando realisticamente ha visto che non poteva più offrire il servizio che Dio gli aveva chiesto, infatti, si è fatto da parte, dimostrando così un atto di fede. Il Conclave che inizierà il 12 marzo, allo stesso modo, non è solo dei Cardinali, ma è della Chiesa, di tutti i fedeli e del Signore. I Cardinali avranno il compito di indicare colui che il Padre che è nei Cieli ha già designato.  Perciò è importantissima la preghiera di tutti i fedeli che sono chiamati a vivere questo momento con fede e corresponsabilità»

L’attenzione si sposta sulle reliquie della pastorella di Lourdes.

«Le reliquie di Santa Bernadette sono un segno che il Signore ci ha dato. E’ un segno di chi ha avuto un rapporto privilegiato con il Mistero. Però il Mistero non è rimasto sconosciuto, perchè la Santa Vergine si è rivelata attraverso le apparizioni di Lourdes. Per cui quella di Bernadette è una testimonianza forte, di qualcuno che è stato segnato dalla bellezza della Vergine come segno della presenza del Signore. E’ un segno che ci indica che Dio è vicino e non è lontano e sta a noi accoglierlo e vivere tutte le circostanze della vita in compagnia del Mistero».

C’è tempo anche per sentire don Luciano Mainini, Segretario generale del Coordinamento dei pellegrinaggi italiani nel mondo (CNPI), che riprende il concetto del segno.

«Il Signore nella nostra vita ha messo dei segni che sono qualcosa di esteriore che richiamano l’essenza a cui appartengono. La vita di Bernadette è piena di grazie e di dolori, e ciò la rende molto unita alla persona di Gesù Crocifisso e Risorto. Diventa per questo un segno di speranza. Il Singore, infatti, non vuole la morte del peccatore, ma vuole che si converta e viva. Bernadette è un segno di questa semplicità, della fede e della speranza che ci porta a vivere ma anche a essere un dono per gli altri»

Matteo Gentile

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