Per il momento li ha messi insieme l’intelligenza artificiale, anticipando quello che potrebbe accadere politicamente nei prossimi giorni. La composizione utilizza fotografie reali dei protagonisti, che non erano insieme nella scena.
Sono ormai due separati in casa. I due continueranno probabilmente a incontrarsi, a stringersi la mano e magari a sorridere nella stessa fotografia.
MARTINA FRANCA, 24 settembre 2026 – Tra Gianfranco Palmisano e Donato Pentassuglia è rottura? Sembrerebbe proprio di sì. Sono ormai due separati in casa. I due continueranno probabilmente a incontrarsi, a stringersi la mano e magari a sorridere nella stessa fotografia.
Per comprendere meglio quello che sta accadendo, basta fare un ricorso alla storia dei due: Palmisano politicamente non nasce contro Pentassuglia. È stato un prodotto plasmato dall’assessore regionale, preso dall’Istituto Agrario di Locorotondo e trasformato in un politico che, in pochi anni, non solo è diventato sindaco, ma anche — grazie ad un “noto” esponente del centrodestra — presidente della Provincia di Taranto.
Ma oggi il primo cittadino aspira a diventare parlamentare, cosa che a Pentassuglia non è mai riuscita, e di conseguenza un punto di riferimento del PD non soltanto nella provincia di Taranto. Sostenuto da Decaro e ammiccandosi la Schlein, il giovane politico della contrada Capitolo sembra ormai avere davanti a sé un futuro roseo.
E il rapporto con Pentassuglia è cambiato.
Al momento non esiste alcuna candidatura ufficiale. Ma la partita pugliese per Camera e Senato è già cominciata e proprio durante la Festa dell’Unità di Martina Franca RaiNews parlava apertamente di corsa alle candidature, intervistando Palmisano nella veste di vicesegretario del PD Puglia.
Nel frattempo, ignorando il suo ex mentore Pentassuglia, il sindaco ha aperto il calciomercato politico pescando nel centrodestra. E non è stato difficile, visto che c’erano pesci pronti ad abboccare.
Il nome più clamoroso è quello di Mauro Bello. Perché quattro anni fa Bello non era semplicemente dall’altra parte: era l’avversario. Nel 2022 è il candidato sindaco che guida contro Palmisano una coalizione di sette liste. Palmisano vince con il 51,8 per cento, Bello arriva al 45,2.

Prima il Movimento Pino Pulito, poi Forza Italia, Lega e infine UDC. Ancora pochi mesi fa Bello, da capogruppo UDC, parlava della necessità di costruire un’alternativa all’attuale amministrazione.
Adesso proprio il principale avversario del 2022 entra nel nuovo quadro politico che si sta formando intorno al sindaco.
Poi c’è Donatella Castellana. E qui, per seguire il percorso, serve quasi il taccuino del calciomercato.
IdeaLista e centrodestra, la vicinanza politica all’esperienza di “Con Emiliano”, quindi nel 2022 la candidatura nella coalizione Palmisano. Poi arriva l’UDC, di cui diventa coordinatrice cittadina. Ancora nell’ottobre 2025 guida il partito a Martina Franca e sostiene la candidatura regionale di Gianfranco Chiarelli. A marzo 2026 lascia la guida cittadina a Roberta Zaccaria.

Insomma, più che una casacca, un guardaroba politico.
E adesso arriva il passaggio più importante: secondo quanto risulta a Puglia Press, Donatella Castellana è destinata a entrare a giorni nella Giunta Palmisano. La nomina non è ancora formalizzata, ma il suo ingresso nell’esecutivo viene dato ormai per imminente.
Nel nuovo perimetro compare anche Alfredo Punzi, altro nome proveniente dall’area moderata e di centrodestra. E allora la domanda diventa politica: perché Palmisano va a cercare proprio adesso nuovi interlocutori dall’altra parte?
È difficile non collegare questa operazione alla frizione con Pentassuglia e alla necessità del sindaco di costruire una propria area di consenso.
A questo punto anche quanto accaduto alcune settimane fa alla Festa regionale dell’Unità assume un significato diverso. Pentassuglia partecipa alla manifestazione e interviene sulla sanità. Ma nella grande chiusura con Elly Schlein, mentre Palmisano è al centro della scena politica insieme ai vertici del partito, Pentassuglia non figura tra i protagonisti annunciati della serata finale.
Allora poteva sembrare un dettaglio. Riletto oggi, sembra molto meno un dettaglio.
Ma c’è un altro elemento che non può essere ignorato. Palmisano e Pentassuglia militano nello stesso campo, ma vengono da due scuole politiche differenti.
Palmisano è pienamente dentro il PD di oggi e nella sua nuova classe dirigente. Pentassuglia porta invece con sé una formazione cattolico-sociale e sindacale e quella cultura politica democristiana che a Martina Franca ha avuto una storia e un peso profondissimi.
E soprattutto Pentassuglia possiede qualcosa che nessuna fotografia con un leader nazionale può regalare dall’oggi al domani: oltre vent’anni di esperienza, relazioni e radicamento politico sul territorio.
Per questo sarebbe un errore considerarlo semplicemente un pezzo della vecchia politica da superare.
Palmisano sembra ormai convinto di poter camminare con le proprie gambe. Allarga il proprio campo, puntando ai pesci che abboccano facilmente nel centrodestra e costruisce nuovi rapporti, mentre cresce la sua esposizione all’interno del PD, dando di fatto le spalle a Pentassuglia, oggi alle prese con un assessorato, quello alla Sanità, non propriamente nelle sue corde, dopo i buoni risultati ottenuti nella scorsa legislatura alla guida dell’Agricoltura.
Pentassuglia resta lì. Con la sua storia, la sua esperienza e una rete politica costruita quando l’attuale sindaco muoveva ancora i primi passi. Ed è questo, probabilmente, il vero paradosso della vicenda: Palmisano cerca nuovi alleati tra gli avversari di ieri dando le spalle aall’uomo che lo ha plasmato nella sua ascesa politica.
Il figliol prodigo, insomma, sembra aver lasciato casa. Vedremo se riuscirà a conquistare il mondo politico che immagina oppure se, prima o poi, avrà bisogno di bussare nuovamente a quella porta. E soprattutto bisognerà vedere se, quel giorno, Donato Pentassuglia avrà ancora voglia di aprirla.
