L'Architetto Giancarlo Mastrovito non è soltanto il progettista dell'ex macello comunale: è un architetto e urbanista con una lunga esperienza nella progettazione pubblica, nella tutela del paesaggio e nella rigenerazione urbana.
L’Amministrazione difende i lavori, cita collaudi e varianti, ma non chiarisce il ruolo del progettista Giancarlo Mastrovito. E intanto valuta azioni legali per alcuni commenti sui social.

MARTINA FRANCA, 16 ottobre 2026 – Finalmente il Comune si fa sentire. E questa, diciamolo, è già una buona notizia. Dopo le polemiche sul recupero dell’ex macello comunale, arriva una risposta ufficiale: tutto regolare. Lavori regolari, collaudi regolari, rendicontazione regolare. Insomma, se fosse una pagella, sembrerebbe un bel dieci.
E noi siamo contenti. Ci mancherebbe. Quando si parla di un’opera pubblica, sapere che tutto è stato fatto secondo le regole dovrebbe tranquillizzare tutti.
Però c’è un piccolo particolare. Anzi, più di uno. E quando sul tavolo ci sono oltre un milione e duecentomila euro di soldi pubblici, anche i particolari diventano interessanti.
Perché la gente legge, commenta, si confronta. E più legge questo comunicato, più si pone qualche domanda.
Ex macello di Martina Franca: tutti citati, ma il progettista?
Il Comune fa nomi e cognomi. La direzione dei lavori è stata affidata all’architetto napoletano Elio Conte. I collaudi, statico e tecnico-amministrativo, sono stati curati dall’ingegnere Vitantonio Dell’Erba. C’è anche una variante in corso d’opera, approvata con determina dirigenziale n. 369 del 6 agosto 2023, registro generale 2547.
Benissimo. Finalmente qualche riferimento concreto.
Ma leggendo e rileggendo, viene spontaneo chiedersi: e Giancarlo Mastrovito?
Non parliamo di un passante che, vedendo i lavori, ha deciso di esprimere un’opinione. Parliamo del professionista che ha redatto il progetto definitivo ed esecutivo dell’ex macello.
Nel comunicato il suo nome compare, certo. Ma soprattutto per rimproverargli di aver aspettato l’apertura dell’edificio prima di manifestare pubblicamente le proprie perplessità.
Curioso, però: si racconta chi ha diretto, chi ha collaudato, chi ha approvato. Ma non si spiega quale ruolo abbia avuto il progettista nelle fasi successive.
Possibile che questa parte della storia non meriti qualche riga?
Mastrovito e le varianti: chi ha deciso, chi sapeva, chi ha firmato?
Le domande, a questo punto, vengono quasi da sole.
Mastrovito è stato coinvolto nelle modifiche al progetto? Gli sono state comunicate? Ha espresso osservazioni? Il suo incarico era già terminato oppure aveva ancora qualche funzione?
E poi c’è la questione delle firme.
Era prevista una firma di Mastrovito su qualche atto successivo? Gli è stato chiesto di sottoscriverlo? Se quella firma non c’è, perché?
Attenzione: non stiamo dicendo che Mastrovito abbia rifiutato di firmare qualcosa. Non abbiamo documenti che lo dimostrino. E potrebbe anche darsi che non fosse tenuto a firmare alcuna variante.
Ma proprio per questo sarebbe interessante saperlo.
Il Comune, invece, trova singolare che il progettista abbia aspettato tanto per esprimere i propri dubbi.
E noi troviamo singolare un’altra cosa: prima di chiedere perché abbia parlato adesso, non sarebbe meglio spiegare quale possibilità avesse di intervenire prima?
Perché se il progettista sostiene che alcune opere non corrispondono alle soluzioni progettuali originarie, la risposta più utile non è soltanto ricordargli il calendario.
È spiegare quali modifiche siano state effettuate, chi le abbia proposte e con quali autorizzazioni.
Oltre 1,2 milioni di euro: quando i soldi sono pubblici, i dubbi non sono un’offesa
Il recupero dell’ex macello è costato, secondo quanto comunicato dall’Amministrazione, 1.209.778,58 euro, compresi gli oneri per la sicurezza.
Una somma importante. E nessuno mette in discussione l’utilità di recuperare un edificio storico e restituirlo alla città.
Ma una bella opera e un procedimento amministrativo corretto sono due questioni differenti. La prima si può apprezzare guardando il risultato. La seconda si verifica leggendo gli atti.
Il Comune assicura che la rendicontazione regionale non ha evidenziato irregolarità. Ne prendiamo atto. È una precisazione importante.
Resta però da capire se quelle verifiche abbiano riguardato anche gli aspetti specifici contestati da Mastrovito.
La variante del 2023 comprende tutte le modifiche discusse? Le opere realizzate corrispondono agli elaborati approvati? Quali osservazioni del progettista vengono considerate infondate, e per quale motivo?
Domande. Soltanto domande. Ma con oltre un milione di euro in ballo, sarebbe strano il contrario.
E adesso il Comune parla di azioni legali. Ma contro chi?
Fin qui le questioni tecniche. Poi, però, nel comunicato arriva un passaggio che fa alzare qualche sopracciglio.
L’Amministrazione annuncia che sta valutando eventuali iniziative nelle sedi opportune per difendere l’immagine degli uffici comunali, dell’Amministrazione e dei professionisti da post e commenti pubblicati sui social e sul web.
In pratica, mentre si discute dei lavori, compare anche l’ipotesi di rivolgersi alle vie legali.
Naturalmente chi diffama deve rispondere delle proprie parole. Questo vale per tutti. Anche gli amministratori e i dipendenti pubblici hanno diritto a essere tutelati.
Ma una cosa è diffamare. Un’altra è chiedere conto di come siano stati utilizzati i soldi pubblici.
E allora ci chiediamo: perché inserire proprio adesso questo avvertimento? A quali affermazioni precise si riferisce il Comune? E quali sarebbero i confini tra le contestazioni considerate lesive e le legittime domande dei cittadini?
Qualcuno potrebbe interpretarlo come un invito a parlare meno. Speriamo non sia questo il messaggio.
Perché la trasparenza dovrebbe servire proprio a far parlare i documenti, non a far tacere le domande.
E soprattutto, se tutto è regolare, quale occasione migliore per pubblicare e spiegare gli atti che dimostrano la correttezza dell’intervento?
Il caso arriva in Parlamento. Ora servono risposte, non soltanto rassicurazioni
Intanto la vicenda ha superato i confini di Martina Franca.
Come già raccontato da Puglia Press, il deputato Rossano Sasso ha presentato un’interrogazione parlamentare, secondo quanto comunicato alla redazione. Giuseppe Caliandro, per Futuro Nazionale, ha inoltre chiesto verifiche al Comune, alla Regione Puglia e alla Soprintendenza.
Spetterà agli organi competenti esaminare gli atti e valutare se siano necessari ulteriori accertamenti. Le contestazioni, da sole, non dimostrano alcuna irregolarità.
Ma nemmeno un comunicato stampa può sostituire il confronto tra progetto, varianti e lavori effettivamente realizzati.
Il Comune ha fatto bene a rispondere. Su questo non abbiamo dubbi. E apprezziamo che abbia indicato anche una determina precisa.
Adesso, però, sarebbe utile completare il racconto.
Quale ruolo ha avuto Mastrovito dopo la progettazione? Perché oggi prende le distanze da alcune opere? È stato coinvolto nelle varianti? Quali atti ha sottoscritto e quali, eventualmente, non gli competeva firmare?
Perché la gente non pretende di sostituirsi ai tecnici, ai collaudatori o ai magistrati. Vuole semplicemente capire.
E se qualcuno pensa che basti dire «è tutto regolare» per chiudere ogni discussione, forse non conosce abbastanza i martinesi.
Qui, quando una storia non torna del tutto, le domande continuano. E quando ci sono di mezzo i soldi di tutti, continuano ancora di più.
Il vecchio macello è stato restituito alla città. Adesso sarebbe bello restituire ai cittadini anche una spiegazione completa. Senza polemiche inutili. E, possibilmente, senza dover temere di fare una domanda.
Come dicono i parlamentari e i responsabili dei partiti nell’aula di Montecitorio? Il sindaco e l’assessore venga a rispondere in ….aula. In questo caso . Una intervista con concordata con un giornalista no? Magari sullo stradone come si faceva una volta

