Parlare della vicenda Telecom-Telefonica significa, apparentemente, parlare “solo” di una situazione di alta economia, alta finanza, che alla signora di Martina Franca intenta a fare la spesa la mattina, o al pensionato nostro concittadino, o a chiunque di noi, può non interessare. Senonché, la vicenda è proprio di quelle che, al di là dell’aspetto di alta finanza, riguarda anche le vicende personali di tutti noi, le cose intime perfino.

Ecco perché: il dipartimento per le informazioni di sicurezza ha inviato al Copasir, che è il comitato parlamentare per i servizi segreti, una relazione sulla vicenda Telecom. E ha evidenziato che la Telecom non è solo una questione di telefoni, apparecchi telefonici, conversazioni fra noi, qualche miliardo di euro di pubblicità in ogni momento della giornata. Telecom è anche, e soprattutto, una rete, quella delle comunicazioni, che è “un’infrastruttura strategica per il Paese, attraverso cui passano dati sensibili, la cui riservatezza è ora assicurata dalle leggi nazionali”.

Il passaggio in mani straniere metterebbe a rischio la sovranità, in tema di garanzia di riservatezza.

Chiaro cosa sta passando sulle nostre teste, comprese quelle di noi di questo angolino d’Italia? La telefonata x della signora y di Martina Franca (come di qualsiasi altro italiano) non più tutelata come ora, le email di ciascuno di noi, ogni comunicazione. Il trasferimento di dati, magari quelli sulla salute di uno di noi: le sue cose più intime.

Insomma, l’infrastruttura, la rete delle comunicazioni, deve rimanere nel controllo italiano. Assolutamente. E per ognuno di noi, anche per noi di questo angolino d’Italia, guai a non avere consapevolezza del fatto che una vicenda solo apparentemente lontana, è un pericolo grave per ognuno di noi (altro che la decadenza di Berlusconi). Che il nostro Paese sta affrontando, pericolosamente, in maniera debole. Speriamo in una decisa sterzata.

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