Interviene in Consiglio comunale, con un incomprensibile sproloquio, senza mai pronunciarle. La Consigliera dell’opposizione capisce il contrario. Un siparietto degno della favola di Collodi

Il Sindaco non chiede scusa alla capogruppo di FdI in Consiglio Comunale. La politica è come il cabaret. Se i Consigli comunali non fossero almeno divertenti, probabilmente non li guarderebbe nessuno. Anche perché, diciamocelo, la maggior parte delle persone non comprende quasi nulla del linguaggio utilizzato nelle aule istituzionali.
Mozioni, ordini del giorno, eccezioni, regolamenti, dichiarazioni di voto. Alla fine, ciò che rimane impresso sono le scene più surreali. Lo dimostra l’ormai virale: «Bugie, bugie, bugie».
Quel frammento del Consiglio comunale di Martina Franca ha fatto il giro d’Italia, raccogliendo decine di migliaia di visualizzazioni e migliaia di commenti.
Lasciamo perdere i giudizi mpietosi, dei quali siamo sinceramente dispiaciuti, perché riguardano comunque il sindaco della nostra città e, soprattutto, un ragazzo ancora giovane. Ma il cabaret, nel frattempo, continua.
Zelig, Colorado o uno dei tanti spettacoli comici che si tengono nei teatri funzionano perché la gente guarda, ascolta e ride. In politica accade ormai la stessa cosa.
Succede nei Consigli comunali e succede in Parlamento, diventato spesso un gigantesco teatro: parlamentari di opposizione con i fogli in mano, interventi preparati, frasi ripetute, proteste coordinate, persone che si alzano contemporaneamente.
È cabaret. La politica è cabaret. Ma torniamo a Martina Franca. Dopo il «bugie, bugie, bugie», tutti si aspettavano che il sindaco tornasse in Consiglio comunale e chiedesse scusa alla capogruppo di Fratelli d’Italia, Grazia Lillo.
Glielo aveva suggerito persino un suo amico, un dj, che lo aveva apostrofato in maniera piuttosto colorita, invitandolo sostanzialmente ad ammettere di aver sbagliato e a chiedere scusa.
Il sindaco, invece, forte della propria personalità, è tornato in aula e ha parlato per circa dodici minuti. Attenzione, però. In quei dodici minuti non c’è stata una sola parola di scuse nei confronti della consigliera Lillo. ( ….per la verità, stiamo ancora decifrando quello che ha detto.)
Nemmeno un cenno si scuse. Il sindaco non ha rinnegato ciò che aveva detto e non si è scusato per il contenuto del proprio intervento. Ha dichiarato di essere dispiaciuto soltanto per aver interrotto una consigliera mentre stava parlando.
Che è una cosa completamente diversa. In pratica, il principio sembra essere questo: un sindaco può dire ciò che vuole ai propri interlocutori e ai propri avversari politici, purché aspetti educatamente che abbiano terminato l’intervento.
Può contestarli, attaccarli e persino offenderli. L’importante è non interromperli. È questo il paradosso. Ma la parte più straordinaria deve ancora arrivare.
L’intervento del sindaco, che non conteneva alcuna richiesta di scuse, è stato interpretato dalla consigliera Lillo al contrario.
La Lillo le ha addirittura estese agli altri presenti in aula dell’opposizione, sostenendo che non fossero dovute soltanto a lei, ma a tutti gli altri consiglieri comunali.
Peccato che il sindaco non le avesse fatte né a lei né agli altri. Non si è rimangiato una sola parola. Ed è forse la prima volta che assistiamo a delle scuse accettate senza che siano mai state pronunciate. Come dice il proverbio: se Sparta piange, Atene non ride.
Martina Franca è una città straordinaria, con una storia politica importante. Chi, come me, ha più di sessant’anni e segue la politica martinese da quando ne aveva sedici, ha visto passare consiglieri comunali, amministratori e rappresentanti regionali di ben altro spessore.
Pasquale Caroli, Antonuccio Silvestri, Peppino Semeraro, il senatore Consoli , Antonio Caroli e tanti altri nomi dei quali parleremo in un altro articolo, avevano personalità che poteva piacere o non piacere, ma possedevano cultura politica, esperienza e capacità di confronto.
Oggi, guardando alcune sedute del Consiglio comunale, non resta che prenderla a ridere. Altrimenti, citando il celebre film di Massimo Troisi e Roberto Benigni: “non ci resta che piangere”.
E poi c’è l’intelligenza artificiale. Il sindaco, nel proprio intervento, se l’è presa anche con l’IA, lasciando intendere che ormai possa essere utilizzata per manipolare immagini, parole e situazioni.
Peccato che proprio il suo partito abbia successivamente pubblicato un video realizzato con l’intelligenza artificiale, nel quale lui stesso veniva rappresentato mentre scherza e … frigge bugie, bugie (la postura utilizzata è buona, idem il silenzio!!)
L’intelligenza artificiale va bene quando serve a trasformare una figuraccia politica in un video simpatico. Diventa pericolosa quando qualcuno utilizza le immagini reali del Consiglio comunale.
Ma quel video originale non è stato creato dall’intelligenza artificiale. È tutto autentico. Le parole del sindaco sono frutto della sua intelligenza.
Così come è frutto dell’autoconvinzione della “Consigliera di opposizione” la decisione di accettare delle scuse che non le sono mai state in realtà rivolte
L’intelligenza artificiale, dunque, è innocente. Non avrebbe potuto inventare nulla di più surreale tra i due leader comunali. A Martina Franca il cabaret politico non ha bisogno di sceneggiatori, algoritmi o effetti speciali. Fa tutto da solo. Ed è completamente naturale. Chissà se Giovanni Tagliente non inviti sul palco i due durante il festival del cabaret. Sarebbe un successo di sicuro e ci andrebbero anche gratuitamente.
