«Forse vi aspettavate cose più alate di politica, io preferisco parlare di cose concrete, quelle che riguardano la vita di milioni di persone». Ha avviato così la conclusione del suo discorso Oscar Giannino, in piedi, davanti alle decine di persone che assiepavano il bar Florien che lo ospitava. «Quando ho visto che nei funerali della gente che si è ammazzata nel 2012 per il lavoro perso, per la pensione troppo bassa, perché aveva una piccola impresa che chiudeva di fronte alle tasse, alle banche che non gli davano credito, quando ho visto che a quei funerali non è andata una sola volta un uomo politico per stringere le mani ai familiari, ai soci, alla gente che resta per combattere e per lavorare in questo paese, io mi sono vergognato». Giannino fa risalire a questo sentimento di rabbia e impotenza la sua volontà di schierarsi con un movimento politico. «Mia moglie» ha detto il leader di Fare per Fermare il Declino, «invece di darmi addosso, singolarmente, mi dice che ne vale la pena perché lo dobbiamo a chi sta molto peggio di noi, e i vecchi politici, di quella gente, se ne fottono».
Ma non è solo con il malaffare politico che Giannino ha espresso i suoi sentimenti e le sue ragioni: «Abbiamo una curva demografica da paese spento, ci manca un terzo dei nati ogni anno. Per la metà degli italiani fare un figlio è diventato un lusso che non ci si può più permettere. Abbiamo quattro milioni e mezzi di pensionati a 512 euro al mese e un mucchio di gente come Giuliano Amato che se ne cucca 31mila euro al mese, di pensione. È possibile andare avanti così? No».
Non sono mancati gli attacchi al centrodestra berlusconiano, a Monti e al Pd; parole di rispetto invece per il Movimento 5 Stelle, ma non per Grillo, definito come «uno che non ci sta tanto bene con la testa». Momenti quasi comici quando ha chiesto ai presenti se avessero fatto il test del “redditometro”, e, come spesso accade, solo in pochi hanno alzato la mano. «Non preoccupatevi» ha detto «non lavoro per l’agenzia delle entrate» ma ha svelato agli astanti che uno degli indici Istat in base ai quali si presume una spesa maggiore rispetto a quanto percepito, e che fa scattare accertamenti fiscali dalle misure draconiane, sia il consumo maggiore del solito di detergenti intimi. «Quindi bisogna dire a chi ha ancora l’abitudine di fare sesso che bisogna limitare l’uso dei saponi e dei detergenti intimi per evitare un accertamento fiscale»
Parole di forte e dura critica verso i sindacati e i sindacalisti: «Non so quanti di voi lo sappiano, ma i sindacalisti nel nostro paese sono l’unica figura esentata dal pagare i contributi. Ci sono due leggi, una del ’74, e una di conferma del ’96, per le quali i sindacalisti non pagano». «Quando un mio amico tedesco ha scoperto questa cosa mi ha chiesto: ma perché? Io, che non la sapevo, sono andato a controllare e ho visto che era così. Queste cose vanno cambiate». E del cambiamento su questa materia dà un esempio immediato: «in Germania, i permessi sindacali – e io sono a favore, non penserete che voglia abolire i sindacati? – li pagano un po’ le imprese e un po’ i sindacati. In Italia li paga il contribuente. E nel 2011 ci sono costati 190 milioni di euro».
Daniele Milazzo

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