La questione sulle candidature dei cosiddetti «impresentabili» alle prossime elezioni politiche del 24-25 febbraio, e più in generale la «questione morale» legata agli amministratori, ha avuto sia l’ovvia rilevanza nazionale, che echi anche a livello locale.

In effetti, a pensarci bene, la scala è ovviamente ridotta, ma le dinamiche dei Comuni non sono poi così distanti da quelle romane. Anche a Martina Franca c’è chi si interessa alla questione morale, nello specifico stiamo parlando del consigliere comunale PD Aldo Leggieri, che afferma: “Con coerenza con il mandato ricevuto dai cittadini, questa Amministrazione di centrosinistra ha bisogno di dare segnali significativi, in discontinuità con il passato e con il vecchio modo di gestire la cosa pubblica. E mi riferisco naturalmente anche alla condotta e all’esercizio delle pubbliche funzioni che richiedono trasparenza, serietà e azioni politiche cristalline. La crisi dei valori e della politica sta dilagando nel nostro Paese, si vedano gli ultimi casi in giro per le candidature poco opportune di alcuni personaggi di discusso valore morale per non dire penale alle imminenti elezioni politiche. Allo stesso tempo però, questi sono anni in cui è cresciuta, nel sentimento popolare, la consapevolezza che la presenza o la presunta presenza delle organizzazioni criminose, nei vari campi del sociale, dell’imprese, nelle istituzioni locali o finanziarie, rappresenti una spada di Damocle che può buttare a terra le nostre comunità. Così intimidendo o addirittura bloccando quelle prospettiva di crescita socio-economica, di progresso civile e di rinnovamento politico”.

Il consigliere elenca poi alcuni dati che indicano il livello di corruzione a livello nazionale ed internazionale: Ocse, Banda d’Italia e Corte dei Conti, stimano in 60 miliardi di euro annui il peso che la corruzione o altri illeciti esercitano nella Pubblica Amministrazione. Ci sono poi da considerare alcuni trend in preoccupante crescita: nel 2011 c’è stato un aumento del 27% delle intimidazioni mafiose e le minacce criminali contro gli amministratori. E nel 2012, c’è stato un numero record di Enti locali sciolti per infiltrazioni, soprattutto nel Sud. Così come fatto poche settimane fa, quando parlò di Enti locali e spending review, Leggieri propone una soluzione, contenuta all’interno di un documento protocollato ieri: adottare un «Codice etico» per gli amministratori comunali, seguendo l’ispirazione della rete degli amministratori locali per la formazione civile detta «Avviso pubblico», di cui fanno parte amministrazioni locali, organizzazioni sindacali, associazione di volontariato, reti di imprese. Per dirla con le parole di Leggieri. “Una «carta per Martina» che venga approvata in consiglio comunale e che venga seguita come principio cardine dai componenti di Giunta e di Assemblea”.

Il Codice vincola gli amministratori dell’ente al rispetto di alcuni valori fondamentali: diligenza, lealtà, onestà, trasparenza, correttezza e imparzialità che “qualificano l’esercizio delle funzioni di pubblica responsabilità da parte degli amministratori”. Principio fondamentale è quello di trasparenza: l’amministratore si impegna ad utilizzare il diritto di accesso agli atti e alle informazioni conosciute per ragioni d’ufficio con le cautele necessarie ad evitare che sia arrecato indebitamente un vantaggio personale o arrecato un danno a terzi, garantendo inoltre la pubblicazione sul sito dell’amministrazione, i dati relativi alle attività professionali svolte, ai redditi, agli incarichi ricevuti, nonché ai potenziali conflitti di interesse di cui all’art. 7.

Grossa restrizione per i regali: l’amministratore non può accettare regali eccedenti il valore usuale dei doni scambiati in occasione di ricorrenze o festività, quantificato nella cifra massima di  100 euro annui; porte chiuse anche al clientelismo, con l’amministratore deve astenersi dall’esercizio delle proprie funzioni o dall’utilizzo delle prerogative legate alla sua carica nell’interesse particolare di individui o di gruppi di individui, a detrimento dell’interesse generale.

Conflitto di interessi, altro tasto dolente del sistema-Italia. Il Codice qui scende piuttosto nel dettaglio, elencando alcune situazioni tipo, fra le quali ad esempio la sussistenza di interessi personali dell’amministratore (compresi i rapporti d’affari o di lavoro preesistenti) che interferiscono con l’oggetto di decisioni cui egli partecipa e dalle quali potrebbe ricavare uno specifico vantaggio diretto o indiretto; oppure la sussistenza di rapporti di coniugio, parentela o affinità entro il quarto grado, con persone operanti in organizzazioni specificamente interessate all’oggetto delle decisioni cui l’amministratore partecipa. Ultimo, ma non ultimo in ordine di interesse (specie qui a Martina) l’appartenenza a categorie, associazioni o gruppi, in virtù della quale l’amministratore acquisisca un vantaggio personale da decisioni cui egli partecipa. Nel caso in cui ci sia una di queste situazioni, “l’amministratore deve rendere pubblica tale condizione e astenersi da qualsiasi deliberazione, votazione o altro atto nel procedimento di formazione della decisione”.

Non solo conflitto di interessi, ma anche aspetti riguardanti l’attività politica degli amministratori, come il finanziamento (“l’amministratore non può accettare alcuna forma di sostegno e di finanziamento irregolare o non dichiarato, deve altresì rendere pubbliche con cadenza annuale tutte le fonti di finanziamento politico regolare”) o il confronto democratico (attuato “dimostrando la più ampia disponibilità nei rapporti con i cittadini nel favorire l’accesso alle informazioni e favorendo l’esercizio e la salvaguardia dei loro diritti”, rispettando inoltre “le idee e le opinioni di tutti, pur nella normale conflittualità dialettica”). Ultime richieste: quella di promuovere ed incoraggiare la diffusione del Codice e dei suoi valori presso cittadini, personale, mezzi di comunicazione, rispondendo inoltre “in maniera diligente, sincera e completa a qualsiasi ragionevole richiesta di informazioni da parte dei mezzi di comunicazione per quanto riguarda l’esercizio delle sue funzioni, ad esclusione di informazioni riservate, confidenziali o relative alla vita privata”, assicurando inoltre, in presenza di indagini “massima collaborazione con l’autorità giudiziaria, fornendotutta la documentazione e le informazioni utili all’attività degli inquirenti. In caso sia rinviato a giudizio o sottoposto a misure di prevenzione personale e patrimoniale (per reati di corruzione, concussione, mafia, estorsione, riciclaggio, traffico illecito di rifiuti, etc…) l’amministratore si impegna a dimettersi ovvero a rimettere il mandato”.

Ovvia chiusura con le sanzioni: in caso di inadempimento gli amministratori devono assumere “tutte le iniziative necessarie, dal richiamo formale, alla censura pubblica, fino alla revoca della nomina o del rapporto fiduciario, al fine di assicurarne l’ottemperanza ovvero sanzionarne l’inadempimento”. Insomma, si tratta di un dispositivo ben ingegnato e piuttosto completo. Resta da vedere se ed in che forma verrà accettato dalla Giunta, ossia se ci saranno o meno modifiche al testo, ed in che misura le eventuali modifiche snatureranno il progetto originale.

Carlo Carbotti

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