Metti una giornata senza playstation e tv, metti una piazza dove abili artigiani si cimentano in mestieri di un tempo, metti un’intera città che riscopre com’è bello giocare alla campana o alla trottola o allo spaccamattone. Succede a Martina Franca, dove per tutta la giornata del 9 giugno si riscopriranno le tradizioni legate ai mestieri e ai giochi di una volta, quando non c’erano videogiochi, i passatempi erano semplici e si svolgevano per la maggior parte all’aria aperta.

L’apprendista stagnino – Giochi e mestieri di un tempo – è un evento fortemente voluto dalle sorelle Anna e Daniela Cassano, promotrici della Fondazione dedicata al padre Lino, imprenditore martinese scomparso 9 anni fa. «Abbiamo pensato a questa giornata – spiegano le sorelle Cassano – essenzialmente per coinvolgere i bambini, gli anziani e l’intera città, nel ricordo di nostro padre, da bambino apprendista stagnino. Per questo abbiamo chiesto la collaborazione delle associazioni martinesi, che hanno risposto entusiasticamente al nostro appello. In tempi come questi, in cui rimangono poche certezze, si cerca rifugio in una dimensione più rassicurante, come quella di un passato in cui le case erano molto piccole e poco comode, è vero, ma ci si sentiva uniti e ci si divertiva con poco».

Una domenica speciale dunque, un tuffo nel passato e nelle tradizioni con dimostrazioni e laboratori: si giocherà a moscacieca, alla campana e a cinque pietre, si ballerà al ritmo di musiche tradizionali, sarà possibile cimentarsi con orecchiette e taralli, e si riscopriranno antichi mestieri. Tutto questo con un obiettivo fondamentale: riscoprire l’elemento “emozionale”, inteso come piacere di far parte del gruppo, di partecipare al gioco, in uno scambio reciproco di conoscenze.

«Quello che ci auguriamo – spiegano gli organizzatori- è che il 9 giugno sia per tutti una giornata di allegria, in cui i bambini possano imparare dagli anziani mestieri e giochi che ormai non esistono quasi più, e che gli anziani possano sentirsi utili ed orgogliosi di tramandare un’enorme eredità, quella del passato e delle tradizioni, che non dovrebbero essere dimenticate. Speriamo che, oltre ad essere un momento di socializzazione, questo evento sia anche occasione di apprendimento, di formazione ed educazione».

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