Il 16 aprile a Palazzo Ducale si riuniscono istituzioni, allevatori, tecnici e università per sostenere la tutela della razza autoctona
Il suino nero pugliese torna al centro del dibattito pubblico con un appuntamento che punta a dare forza a un percorso già avviato. Giovedì 16 aprile 2026, dalle ore 10, Palazzo Ducale di Martina Franca ospiterà un convegno dedicato al riconoscimento ministeriale della razza.
L’incontro riunirà istituzioni, esperti, associazioni di categoria e produttori locali. L’obiettivo è chiaro: costruire un fronte comune attorno a una delle razze autoctone più legate alla storia agricola pugliese.
Il progetto è sostenuto dal distretto del suino nero pugliese. Ad oggi sono circa ottanta i firmatari dell’atto di fondazione. Tra questi ci sono aziende, realtà imprenditoriali, associazioni e istituzioni locali, compreso il Comune di Martina Franca. L’iniziativa gode anche del patrocinio della Regione Puglia, della Provincia di Taranto e di vari comuni pugliesi, tra cui Cisternino, Locorotondo e Noci.
Il convegno di Martina Franca
I lavori saranno aperti dai saluti istituzionali del sindaco di Martina Franca, Gianfranco Palmisano, e dell’assessore alle Attività produttive Francesco Aquaro. Sono previsti anche gli interventi degli assessori regionali Donato Pentassuglia e Francesco Paolicelli.
Il programma entrerà poi nel merito degli aspetti tecnici e organizzativi della filiera. Francesco Carriero illustrerà obiettivi e principi del progetto. Stefano Caroli porterà il punto di vista degli allevatori e il legame tra questa razza e il territorio.
Romano Del Gaudio parlerà delle opportunità di sviluppo locale. Francesco Vendola analizzerà invece il distretto come strumento di aggregazione tra imprese. Il dottor Primavera presenterà le linee del programma quinquennale che il distretto intende portare avanti.
Il confronto sarà arricchito anche da contributi esterni al territorio. Francesco Sottile, vicepresidente nazionale di Slow Food, interverrà sui temi della biodiversità e dell’agroecologia. Antonio Contessa offrirà un approfondimento sul versante sanitario.
Previsti anche due contributi utili al confronto con altre esperienze. Riccardo Fortina, dell’Università di Torino, racconterà il caso del suino nero piemontese. Juan Vicente Delgado, dell’Università di Cordoba, porterà l’esempio del cerdo iberico spagnolo.
Suino nero pugliese, tutela genetica e qualità
Una parte centrale dell’incontro sarà dedicata alla conservazione della razza. Francesco D’Onghia, presidente di ARA Puglia, e Manolo Cappelloni di Anas presenteranno i programmi genetici per la tutela delle razze autoctone.
Sul piano scientifico interverranno anche i docenti e ricercatori dell’Università di Bari. Vincenzo Landi parlerà della struttura genetica della razza e delle strategie di conservazione. Maria Antonietta Colonna presenterà i risultati legati alle tecniche di allevamento e alla qualità delle carni. Aristide Maggiolino chiuderà la sessione con un focus sensoriale dedicato al prodotto.
Il punto di fondo resta uno: il nero pugliese non rappresenta soltanto una memoria del passato. Può diventare una leva concreta per l’economia rurale, per la biodiversità e per la tenuta delle piccole aziende agricole.
Una razza storica legata al territorio
Il nero pugliese discende dal suino Apulo-Calabrese e conserva caratteristiche ben riconoscibili. È un animale rustico, di taglia medio-piccola, con mantello nero e una forte capacità di adattamento al pascolo.
La razza è presente soprattutto nella Capitanata, nella Murgia e nella Valle d’Itria. Predilige aree boscose, dove trova una parte importante della propria alimentazione. Ghiande, tuberi, radici, cereali e leguminose locali rientrano nel suo ciclo alimentare tradizionale.
Gli allevamenti sono di piccola dimensione e seguono una gestione lenta e sostenibile. Questo modello incide in modo diretto sulla qualità della carne. Dal suino nero pugliese derivano salumi come capocollo, salame pugliese, salsicce, lardo e prosciutti.
A chiudere il convegno sarà una degustazione dei prodotti delle aziende sponsor e dei salumi ottenuti da questa razza. Un momento conclusivo che avrà anche un valore concreto: mostrare il potenziale economico e gastronomico di una filiera che chiede ora un riconoscimento formale.


