Truffa falsi poliziotti Martina Franca, ricostruzione illustrativa di due sconosciuti alla porta di un anziano
Il 5 ottobre due sconosciuti si dono presentati davanti a una villa e hanno messo in scena una falsa indagine su un furto in gioielleria. È il sistema già utilizzato da bande di truffatori del Napoletano. Una telefonata alla presunta Polizia convince la vittima a fidarsi.
MARTINA FRANCA, 8 ottobre 2026 – Suonano alla porta di una villa. Sono in due. Hanno una storia da raccontare, ma soprattutto un piano ben preciso. Parlano di un furto avvenuto in una gioielleria di Martina Franca, di gioielli rubati e di una segnalazione che avrebbe portato gli investigatori proprio davanti a quella casa. Fanno anche il nome della gioielleria
Ad aprire è una persona anziana, che improvvisamente si ritrova coinvolta in una vicenda apparentemente molto seria. I due sconosciuti sostengono che i gioielli sottratti alla gioielleria si troverebbero proprio all’interno della sua abitazione e che, per questo motivo, sarebbe necessario effettuare un controllo.
Sembra una situazione incredibile. Perché mai qualcuno dovrebbe nascondere dei gioielli rubati proprio in quella villa? Eppure i due parlano con sicurezza, spiegano, insistono sulla necessità di verificare. E alla fine riescono a entrare.
È accaduto lunedì 5 ottobre, in zona Monte Tullio, a Martina Franca. E quella che sembra una normale verifica si rivelerà una trappola.
L’anziano, comprensibilmente perplesso, deve essere convinto che quanto gli stanno raccontando sia vero. Ed è proprio a questo punto che entra in scena un altro protagonista della storia. Non si trova nella villa, ma dall’altra parte di un telefono.
I due sconosciuti convincono l’uomo a effettuare una telefonata alla polizia utilizzando il suo stesso cellulare. Uno dei due fa anche lui il numero. Naturalmente è verso un complice che si finge poliziotto appartenente alla Polizia di Martina Franca.
La voce conferma la storia. Sì, c’è stato un furto in gioielleria. Sì, sono in corso delle verifiche. Sì, bisogna collaborare.
Per l’anziano quella telefonata rappresenta una rassicurazione decisiva. Ha appena parlato con qualcuno che si è presentato come un poliziotto. Quale motivo avrebbe per non credergli?
Ma è proprio questo il cuore della truffa. Anche quella telefonata, secondo la ricostruzione dell’episodio, è parte della messinscena. L’uomo dall’altra parte del telefono sarebbe un complice, incaricato di rendere credibile una storia completamente inventata.
A questo punto i due hanno ottenuto ciò che volevano: la fiducia della vittima.
Con il pretesto di effettuare ulteriori verifiche, uno degli sconosciuti accompagna una delle persone presenti in un’altra stanza. Basta quella distrazione, quel breve momento in cui l’attenzione viene spostata altrove, perché dall’abitazione spariscano i gioielli.
Poi anche gli sconosciuti si allontanano.
Il furto in gioielleria non era mai esistito. Nessuna indagine aveva portato gli investigatori davanti alla villa. La telefonata alla Polizia era soltanto un inganno. L’unico furto era quello appena commesso ai danni dell’anziano.
Eppure questo sistema non è nuovo. È un copione già utilizzato da bande di truffatori, anche provenienti dal Napoletano, che prendono di mira soprattutto persone anziane. In diversi episodi documentati dalle forze dell’ordine, i malintenzionati hanno utilizzato proprio la storia di un furto in gioielleria per convincere le vittime a mostrare i preziosi custoditi in casa.
In alcuni casi queste organizzazioni riescono anche a raccogliere informazioni sulle persone da colpire, rendendo i loro racconti ancora più convincenti. Non sappiamo se sia accaduto anche a Monte Tullio, né se gli autori di questo furto siano collegati alle bande napoletane. Ma il metodo utilizzato presenta somiglianze impressionanti.
E il particolare della telefonata dovrebbe far riflettere tutti. Perché non basta parlare con qualcuno che dice di appartenere alla Polizia per avere la certezza di trovarsi davanti a un vero agente.
Quello che è successo a Monte Tullio potrebbe capitare in qualsiasi altra abitazione di Martina Franca. Basta una persona sola in casa, una storia raccontata bene e qualcuno capace di conquistare la sua fiducia.
Soprattutto gli anziani devono essere messi in guardia. Nessuno deve sentirsi obbligato ad aprire la porta o a mostrare i propri gioielli a sconosciuti che parlano di indagini, rapine o controlli. Nel dubbio bisogna chiamare autonomamente il 112, senza utilizzare numeri suggeriti da chi si presenta alla porta.
Il 5 ottobre, a Monte Tullio, qualcuno è riuscito a trasformare una storia inventata in un furto vero.
E questa volta è successo proprio nella nostra città. Occhi aperti e, soprattutto non fidatevi di nessuno
