Il nostro concittadino Mimmo Barratta ci fa un vero e proprio reportage della situazione vissuta nelle piazze di Kiev, che hanno portato all’instaurazione di un nuovo governo filo-europeo e all’invasione della Crimea da parte della Russia

Le tensioni internazionali che hanno portato all’invasione della Crimea da parte della Russia hanno avuto l’incipit nelle proteste nelle piazze di Kiev, che hanno rovesciato il presidente filo-russo Yanukovich, con l’instaurazione di un nuovo governo, filo-europeo. Proprio nei giorni delle proteste in Ucraina, nel secondo stato del continente erano presenti anche due martinesi, lì per lavoro. Abbiamo ascoltato in esclusiva Mimmo Barratta, che ci ha fatto un vero e proprio reportage della situazione, vissuta in prima persona, a dimostrazione che in un mondo globalizzato, anche una tensione tra due nazioni apparentemente lontane dall’Italia ha le sue ripercussioni nel nostro territorio. “Siamo stati in Ucraina una settimana”, esordisce Barratta. “Ero lì per lavoro, con un mio collega. Avevo prenotato un anno fa, senza sapere nulla di quello che poteva accadere in seguito”.

Ma in un anno le cose possono cambiare radicalmente, per cui il nostro concittadino era costantemente informato sulle vicende ucraine: “La situazione andava avanti, era in continua evoluzione e sapevo quello che stava accadendo in Ucraina”. Fino alla rivolta vera e propria: “Il crack è avvenuto il giorno dopo il mio arrivo. Il governo ucraino allora in carica ha bloccato i tram, le metropolitane ed i trasporti pubblici, per evitare che la folla dei rivoltosi si potesse radunare nelle piazze. I manifestanti hanno dai 25 ai 60 anni e ci sono delle donne che in delle vere e proprie cucine da campo cucinano per tutti. Sin da martedì 17 febbraio siamo stati in contatto costante con la Farnesina ed il governo italiano ha voluto sapere i nostri numeri di telefono e l’hotel in cui alloggiavamo, per rimanere sempre in contatto con noi e conoscere la situazione di tutti i cittadini italiani. Il mio hotel era adiacente all’ambasciata italiana”.

Come hanno vissuto gli italiani questa situazione? “In città c’è stato il blocco di tutto, l’approvvigionamento cominciava a scarseggiare, visto che supermercati, alimentari e negozi erano stati presi d’assalto nei giorni precedenti. La Farnesina ci ha consigliato di non andare nelle piazze maggiori di Kiev, dove la protesta era più accesa. In mattinata tutto sembrava apparentemente tranquillo, ma con l’avvicinarsi della sera tutto diventava irruento. La situazione è diventata più dura nel momento in cui si è aperto il fuoco in Piazza Indipendenza, tanto che la Farnesina ha inviato un aereo per riportare a Roma i circa 200 italiani presenti in Ucraina. Abbiamo anche partecipato al funerale dei manifestanti uccisi in piazza, che il popolo ha definito eroi”.

Anche per rientrare in Italia Barratta ha vissuto momenti di tensione: “Io sono rientrato il 23 mattina e all’uscita della città io ed il mio collega concittadino, siamo stati perquisiti dai manifestanti, perché si temeva che i politici scappassero con il denaro ed altri oggetti preziosi, affidandoli a chi stava scappando dal Paese”. L’ultima riflessione di Barratta riguarda il significato della rivolta: “Voglio sottolineare il fatto che la protesta era mirata esclusivamente ai politici, tanto che non abbiamo visto nessun vetro rotto di negozi o case, perché non si volevano ledere i cittadini che stavano lavorando e che volevano vivere la propria vita”.

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