La serata al Teatro Verdi con Rocco Papaleo e la sua “Piccola impresa meridionale” (sold out in ogni ordine di posto) comincia in maniera insolita, con l’artista che accoglie il pubblico in sala scambiando una battuta con tutti e mettendosi in posa per una fotografia. Il “quarto muro”, quello che separa il palco dalla platea, viene abbattuto ancor prima che inizi lo spettacolo. E anche l’incipit della stessa rappresentazione non segue gli schemi classici, con l’attore che presenta se stesso e il gruppo che lo accompagna, un “sestetto” a cui manca il sesto, ironizza lo stesso Papaleo, che propone un mix di canzoni e di racconti di esperienze comuni. Papaleo, nel definire la performance che , di fatto, sta già andando in scena, parla della fantasia, la vera ispiratrice di teatro, musica, arte e cultura in genere. Lui è lucano, e non manca di fare un omaggio alla Puglia, che definisce “swing”, come la musica che il suo gruppo propone, ricordando che il termine inglese vuol dire “ondeggiare”.

Erica Mou
Erica Mou

Con grande autoironia, che lo accompagnerà nel corso di tutta la serata, il popolare attore e regista cita una battuta del suo amico pugliese Paolo Sassanelli, il quale dice spesso che “la Puglia é un’automobile: se apri il cofano ne esce la Basilicata”. Tra una canzone e l’altra, Papaleo racconta pezzi di vita con cui ci si può confrontare e nei quali ci si può riconoscere. Come quando parla della genialità dei bambini, raccontando di un volo in aereo con il figlio di appena sette anni, che guardando dall’obló definisce il mondo come “un giocattolo di nessuno”, perché “se fosse di tutti, chi se lo porterebbe a casa? Ci posso giocare ma non lo posso rompere”. Un concetto spiazzante, che fa sorridere ma sicuramente riflettere e non ha certo bisogno di ulteriori commenti. Ironico e delicato anche quando parla di sesso, Papaleo racconta la sua prima volta al campeggio, un regalo degli amici in un’atmosfera da amore libero e un po’ imbranato. Un bel momento, dove la poesia si sposa ancora con l’ironia, è quando l’attore introduce il brano di Frank Sinatra, “Fly me to the moon”, che piaceva tanto a suo padre, associandolo a una bella giornata, in cui da ragazzo amava camminare per le campagne, portandosi dietro la frittata di sua madre da assaporare in un campo, in completa solitudine, in compagnia di se stesso e della natura. Ironia e omaggio alle tradizioni con il brano Maria Teresa, per il quale viene coinvolta anche una spettatrice a impersonare “la brutta” (deve farlo una bella, dice, altrimenti sarebbe troppo scontato) che non piaceva a nessuno tranne che a te durante le feste di paese, tra luminarie, fuochi d’artificio e la banda alla processione del santo. Per concludere, una sorta di passaggio di testimone tra palco e platea, raccontando attraverso lo standard jazz  “Stormy weather” come la missione delle canzoni sia quella di far star meglio, per vivere con passione le proprie giornate. La circostanza è buona per coinvolgere anche l’assessore alla cultura, facendogli suonare alcune note con la diamonica sulla base di un “giro di do”, per concludere che “una nota malinconica della politica ci sta sempre”.

Sindaco e Assessore alla cultura partecipano divertiti
Sindaco e Assessore alla cultura partecipano divertiti

C’è spazio per un duetto musicale con la cantautrice biscegliese Erica Mou, cantautrice con cui Papaleo è salito anche sul palco dell’Ariston di Sanremo. E infine, il gran finale, con tutto il pubblico in piedi a “fare la foca”, primo cittadino in testa, e canticchiare “tuf-tu-tuf…”, per esorcizzare la grevità della vita con un momento di sano divertimento, perché “farsi buffi per gli altri vuol dire dedicare loro attenzione”.

Matteo Gentile

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