È una data significativa quella del 27 gennaio in cui ci soffermiamo a riflettere sulle atrocità che l’uomo in passato è stato capace di fare. Ma saranno poi diverse da quelle che ancora oggi in modo forte e brutale avvengono?
È per dare una risposta a questa domanda, oltre a voler fortemente ricordare gli ebrei strappati ingiustamente alla vita, che l’Istituto Leonardo da Vinci, ha organizzato, grazie all’impeccabile regia della Preside Adele Quaranta (oggi assente per ragioni di salute) La Giornata della Memoria.
I lavori aperti dalla professoressa Giuseppina Sparacino, hanno poi lasciato parola all’illustre professore Mario Di Napoli, originario della Puglia, capo ufficio della segreteria generale preposto alla direzione del cerimoniale, Camera dei Deputati. A completare la rosa dei partecipanti: Francesco Laddomada e Antonio Scialpi, volti noti della vita scolastica e politica della città.
Di Napoli ha carpito l’attenzione dei ragazzi, facendo cadere un silenzio che ha legato tutti i presenti in un momento di grande riflessione. Le sue parole hanno ripercorso grandi momenti: “l’efferatezza usata nei confronti del popolo ebraico ha lasciato spazio al silenzio delle atrocità vissute nell’immediato dopo guerra. Solo nel tempo si è avuta consapevolezza che ricordare, era il modo, oltre che il bisogno, per capire, studiare, aprire le menti e andate oltre la memoria biologica. Per far in modo che quanto accaduto non abbia repliche”. Il professore traccia uno spaccato storico interessante, che spazia dagli anni mazziniani alla prima repubblica. Sei milioni di vite, ricorda Di Napoli, che non meritavano di morire per la loro religione in campi di concentramento. A seguire l’intervento del Professor Laddomada che si sofferma invece su come oggi vi siano troppi facili motivi di frammentazione tra i popoli, che portano, inevitabilmente, a conflitti e contrasti. L’evento è stato concluso dal professor Scialpi che ha cercato di dare una ragionevole risposta al “Perché?” tali drammi si sono consumati. La risposta, ampia e articolata meriterebbe molto spazio, ma ci limitiamo a dire che quando simili situazioni si presentano – usiamo il presente perché, in modi e tempi diversi, le violenze verso i popoli minori e in difficoltà non sono mai terminate – come spiega Scialpi  “c’è solo da far ricorso al senso di fraternità che non distingue gli uomini alti da uomini bassi, per cultura, ceto o religione. Differenze che crea l’uomo e oltre le quali dobbiamo guardare”.

L’assemblea si è salutata con le vibrazioni del violino di Gabriele Gentile, giovane alunno della sezione F dell’Istituto Leonardo Da Vinci. Le sue note hanno emozionato e con la colonna sonora di Schindler’s List, in composto silenzio, il pensiero dei presenti è andato a tutte quelle vite troppo in fretta stroncate.

 

Evelina Romanelli

Di Evelina Romanelli

Evelina Romanelli è nata a Martina Franca, laureata in Lettere presso l'Università di Bari con una tesi sul comparto manifatturiero della cittadina della Valle d'Itria. Il lavoro diventa libro "Il Made in Italy in Valle d'Itria", presentato a Milano, capitale della moda. La passione per la scrittura l'avvicina nel 2013 all'editoria, anno in cui comincia la sua collaborazione con il gruppo PugliaPress, dai siti online (Martinasera, PugliaPress, Invalleditria) ai cartacei (Pugliapress e Voce del Popolo) e non ultima la trasmissione televisiva Piazza Pulita. Sua la cura dei libretti da sala per il Festival della Valle d'Itria e la redazione di una recente storia sul dancing La Rotonda. Concretizza il suo lavoro con il conseguimento del tesserino da giornalista pubblicista nel 2015. Attiva collaboratrice della Fondazione Nuove Proposte Culturali, per cui segue i comunicati stampa per le manifestazioni organizzate, è addetta stampa del Comitato Centro Storico di Martina Franca. Definisce il suo rapporto con la scrittura "Un'intima relazione d'amore in cui le mani hanno il potere di leggere il cuore" .

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