L’ufficio del giudice di pace ha pochissimi giorni di autonomia. “Due-tre giorni, al massmo il finesettimana” dice Adriano Casavola, avvocato, responsabile locale dell’Udai, unione degli avvocati d’Italia. Autonomia che è nelle seguenti necessità: carta, cartelline, fascicoli. Cioè la miseria più nera, per un ufficio che deve occuparsi dei destini delle persone. “Nei giorni scorsi” osserva Casavola “abbiamo tenuto un’assemblea, hanno partecipato anche Pasquale Lasorsa e Gianfranco Chiarelli. Il quadro è questo: o si fa una colletta fra noi o tra qualche giorno non ci saranno i soldi per fare niente”. Iscrivere cause a ruolo, fare fotocopie? Dietro l’angolo c’è il blocco di tutto ciò.

Il vicesindaco Lasorsa, che è pure avvocato, ha evidenziato nell’assemblea alla quale fa riferimento Casavola, l’impegno dell’amministrazione comunale. Il Comune si farà carico di finanziare il costo del personale (escluso lo stipendio del giudice) e quello logistico, roba da centinaia di migliaia di euro annui. Ma per ora non ci sono pochi centesimi per comprare neanche un foglio di carta.

Figurarsi, ad esempio, gli scaffali. “Ma per quelli” rileva Adriano Casavola “facemmo già una colletta, qualche anno fa. Mettemmo una decina di euro a testa e andammo a comprare gli scaffali in offerta alla ferramenta vicino all’ufficio del giudice di pace”. Di scaffali ne servono altri. Il giudice di pace è all’elemosina insomma. La spending review ha comportato questo, la mancata chiarezza sulle prospettive future ne è la conseguenza. Per ora c’è la canna del gas. E dire che l’ufficio di Martina Franca gestisce migliaia di pratiche, civili e penali, ogni anno..

Nella foto, l’archivo del giudice di pace. Lo fotografammo e pubblicammo qualche giorno  fa. Non è cambiato niente.

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