La rigenerazione urbana potrebbe partire da chi ne ha bisogno. Ma a questa gente non sempre si pensa.

Quartiere “Don Bosco”, realizzato un quarto di secolo fa. Ci vivono 130 famiglie e mancano praticamente tutte le infrastrutture.

Ad esempio oggi che è domenica, non c’è pullman per arrivare nel centro urbano martinese che dista i suoi due chilometri buoni. Nel corso della settimana, ci saranno una decina di corse.

Non c’è un negozio.

Non c’è una farmacia.

Non si riesce a rimettere a posto i marciapiedi della zona e non si riesce a mettere a posto neanche le facciate delle palazzine che ospitano quelle 130 famiglie. Il problema è legato, da un quarto di secolo e cioè dagli inizi, alla dicotomia Comune-Iacp. Quelle case vennero costruire dall’istituto autonomo case popolari di Taranto e la rete viaria interna al quartiere anche. Il Comune non si fa praticamente mai carico di mettere mano, dunque, in una questione di disservizi che riguarda l’Iacp tarantino. Però dall’istituto delle case popolari non ne vogliono praticamente sapere nulla. “Non vediamo qualcuno dell’Iacp, senza esagerazione, da dieci anni” racconta un abitante del quartiere. Questo abitante ci fa vedere la qualità del marciapiedi, malmessi. La qualità delle facciate, malmesse. E se qualcuno vuol vivere un po’meglio, deve vedersela da solo.

Case popolari significa che, in linea di massima, le condizioni economiche non devono essere un granché. Dunque ci sarebbe bisogno, per quelle persone, di sostegni maggiori, di attenzioni specifiche. Per esempio, per comprare un chiko di pane, bisogna farsi quattro chilometri, spesso in macchina. Bella maniera di consentire alle famiglie di fare economia, non c’è alcun dubbio.

Perl l’amministrazione-Ancona, almeno dal punto di vista dei servizi, qualcosina aveva provato a fare, per il quartiere “Don Bosco”. Ad esempio, aveva attrezzato un’area per i mercatini rionali dell’ortofrutta. Nessun ambulante ha chiesto di andare a lavorare lì, nel quartiere. Senza valutare che quella potrebbe essere una piccola miniera: si pensi, le 130 famiglie del “Don Bosco” e le quasi 350 delle case del resto della zona Montetullio (praticamente attaccata al “Don Bosco”, ma sono case fatte in maniera più accurata, sono in cooperativa). Insomma, un potenziale di circa 500 famiglie, di frutta se ne venderebbe parecchia. Macché, non ci vuole andare nessuno. Altro segnale che dà l’amministrazione comunale attuale: fra le tre nuove farmacie del territorio di Martina Franca, una sarà insediata al “Don Bosco”.

Segnali positivi: ma gocce, poche gocce, nel mare di necessità che hanno gli abitanti di quel quartiere. Ad esempio, rifare le strade, curare gli spazi verdi. Per ciò che riguarda le strade, un amministratore all’inizio del mandato, l’anno scorso, disse che sarebbe stato rifatto tutto. Qualche giorno fa, a chi gli contestava che non è stato fatto nulla, ha detto se il contestatore fosse a conoscenza di quanto costi un sacchetto di bitume. Insomma, in meno di un anno, a palazzo ducale le prospettive sono calate di molto. E al “Don Bosco” hanno ancora le buche in mezzo alla strada.

(foto: diritti riservati)

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