Nel corso di una conferenza stampa che si è svolta ieri presso la sede dell’ASL di Foggia,  l’assessore regionale al Welfare, Elena Gentile, ha parlato di sanità pugliese.  Lo riporta l’agenzia giornalistica della regione Puglia, direttore responsabile Susanna Napolitano. Tra le altre cose, riferendosi al fatto che il governo regionale intende pensare alla salute “non solo come cura dei malati e delle malate, ma anche rispetto dei conti che permetteranno 500 milioni di euro di investimenti in nuovi ospedali e luoghi di cura, ad infrastrutture di medicina territoriale”, ha ribadito che “per il 2014 penso a quello che succederà a Taranto con l’accordo di programma quadro per il nuovo ospedale da 700 posti e al nuovo ospedale di Monopoli-Valle d’Itria”. Un quadro apparentemente positivo, quello tracciato dalla Gentile, che fa da eco a quanto già affermato dal governatore Vendola nella conferenza stampa di fine anno, quando aveva parlato di un settore parità che ha chiuso l’anno 2013 con il bilancio in attivo. Lo ha ribadito la Gentile, aggiungendo che “Abbiamo centrato il pareggio dei conti delle Asl. E i pagamenti ai creditori si sono ridotti a pochissimi mesi di attesa, a 200 giorni, al di sotto della media nazionale. Il nostro obiettivo è ora senza dubbio l’abbattimento dei tempi delle liste di attesa”. Questa deitenpi d’attesa, tuttavia, è stata considerata dallo stesso assessore come “uno dei punti dolenti e dolorosi dell’offerta sanitaria”, in particolare “quello dell’insopportabile lunghezza per gli esami specialistici”. D’accordo con i sindacati, con le associazioni dei professionisti che saranno coinvolti in questa esperienza, la Gentile ha dichiarato che “apriremo gli ospedali di sabato e di domenica, soprattutto le unità operative di radiologia, per la radiodiagnostica per immagini, per le Tac, le Risonanze magnetiche, per gli esami di gastroenterologia e per gli esami cardiologici”. Si cercherà di abbattere queste liste di attesa “utilizzando non solo le risorse del Fondo sanitario ma anche quella quota parte di risorse rivenienti dalla libera professione dei medici”.

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