Vecchio e Nuovo Maxello già le polemiche
Il progettista prende le distanze da alcuni lavori. Spesi oltre 1,2 milioni di euro. E a Martina ci si chiede: chi ha deciso le modifiche e chi ha “guadagnato?
MARTINA FRANCA, 16 ottobre 2026 – Doveva essere una bella notizia. Dopo tanti anni, il vecchio macello di via Locorotondo tornava finalmente a disposizione della città. Un edificio recuperato, oltre un milione e duecentomila euro di lavori, nuovi spazi per associazioni e attività culturali. Tutto pronto per la consegna ai cittadini.
Invece, proprio mentre si preparava la festa, è arrivata una notizia che ha cambiato il tono della giornata: da festaiola a preoccupazione. 1,2 milioni di ero sono davvero tanti e facevano gola a tutti.
Il progettista dell’opera sostiene che alcune cose non sarebbero state realizzate come le aveva progettate. Già, perchè?
E non è uno qualunque che passa davanti al vecchio macello e dice che una finestra non gli piace o che avrebbe preferito un altro colore. È Giancarlo Mastrovito, il professionista incaricato della progettazione definitiva ed esecutiva. Insomma, proprio quello che i disegni li ha fatti.
E allora, la domanda viene da sé: ma se chi ha fatto il progetto dice che qualcosa non torna, chi ha deciso di fare diversamente?
Prima i lavori, poi le contestazioni. Ma nessuno se n’era accorto?
Il vecchio macello non è certo un edificio sconosciuto. Sta lì, in via Locorotondo, da quasi un secolo. Per generazioni di martinesi è stato un punto di riferimento, prima come struttura comunale e poi come immobile rimasto inutilizzato. Il recupero avrebbe dovuto chiudere una lunga parentesi di abbandono.
Secondo il Comune, i lavori sono costati 1.209.778,58 euro, compresi gli oneri per la sicurezza. Sono iniziati nel 2022 e terminati nel 2025, tutti “nell’era Palmisano”
E qui nasce un’altra domanda: Se i lavori sono terminati nel 2025 e la consegna alla città era prevista per ottobre 2026, che cosa è successo nel frattempo? Quali controlli sono stati effettuati? E soprattutto, le modifiche oggi contestate dal progettista erano già state esaminate e approvate?
Non sappiamo ancora se ci siano state irregolarità. Ma sappiamo che le domande esistono e che qualcuno dovrà rispondere.
Ma un progetto si può cambiare oppure no?
Certo che si può cambiare. Durante i lavori possono emergere problemi imprevisti. Può essere necessario spostare qualcosa, modificare una soluzione tecnica, intervenire diversamente da quanto stabilito inizialmente.
Ma un’opera pubblica non funziona come la ristrutturazione di casa propria, dove il proprietario decide di cambiare una porta e ne parla con il muratore.
Ci sono progetti, autorizzazioni, varianti, responsabili e controlli.
E nel caso dell’ex macello c’è anche un altro particolare: parliamo di un edificio storico, testimonianza dell’archeologia industriale cittadina, in un’area per la quale sono stati richiamati vincoli paesaggistici.
Perciò la questione non è se una modifica fosse bella o brutta.
La questione è se fosse consentita, chi l’abbia autorizzata e se sia stata realizzata rispettando le regole.
Un milione e duecentomila euro. E i conti?
Anche qui, attenzione a non fare confusione.
Il Comune ha comunicato un importo dei lavori di poco superiore a 1,2 milioni di euro.
Negli atti di gara pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale nel 2022 compare anche una cifra diversa: 1.369.093,35 euro, IVA esclusa, riferita al valore complessivo dell’appalto.
Non significa automaticamente che ci sia qualcosa di irregolare. Gli importi possono riferirsi a fasi e voci differenti.
Ma proprio per evitare equivoci sarebbe utile spiegare ai cittadini quanto è stato stanziato, quanto è stato effettivamente speso e quali somme sono state rendicontate.
Perché quando si parla di soldi pubblici, una spiegazione chiara non dovrebbe essere un favore concesso a qualcuno. Dovrebbe essere la normalità.
Da via Locorotondo fino a Roma
Nel frattempo la vicenda ha preso una strada che probabilmente nessuno immaginava per l’inaugurazione di un edificio comunale.
Giuseppe Caliandro, per Futuro Nazionale di Martina Franca, ha inviato una richiesta formale di accertamenti al Comune, alla Regione Puglia e alla Soprintendenza.
E il deputato Rossano Sasso ha presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda, secondo quanto confermato alla redazione. Restano da acquisire gli estremi ufficiali dell’atto.
Insomma, dal vecchio macello di via Locorotondo si è arrivati fino al Parlamento.
Ma non bisogna confondere le cose: un’interrogazione parlamentare non significa che qualcuno abbia commesso un reato. È uno strumento attraverso il quale un parlamentare chiede chiarimenti al Governo.
E oggi, prima ancora delle risposte da Roma, sarebbero utili quelle da Palazzo Ducale.
Ma il Comune che cosa dice?
È probabilmente questo il punto che interessa di più ai martinesi.
Non è necessario organizzare una conferenza stampa di due ore, né trasformare tutto nell’ennesima battaglia tra maggioranza e opposizione.
Basterebbe spiegare alcune cose, magari mostrando i documenti.
Il progetto iniziale è stato modificato? Se sì, quali parti sono state cambiate? Chi ha firmato le varianti? La Soprintendenza doveva esprimersi? E che cosa risulta dagli atti conclusivi dei lavori?
Sono domande normali.
Nessuno sta sostenendo che il recupero del vecchio macello sia stato inutile. Anzi, restituire alla città un edificio abbandonato è certamente un risultato positivo.
Ma una cosa è l’utilità dell’opera, un’altra è la correttezza delle procedure seguite per realizzarla.
E le due cose devono poter stare insieme.
Il vecchio macello è dei martinesi. Anche le risposte devono esserlo
Alla fine, tolti i comunicati, le dichiarazioni politiche e le polemiche, resta un fatto molto semplice.
Il vecchio macello appartiene alla città. I soldi impiegati per recuperarlo sono pubblici. E il professionista che lo ha progettato ha sollevato contestazioni che meritano di essere chiarite.
Può darsi che ogni modifica sia stata autorizzata e che tutta la documentazione sia perfettamente in regola. Se è così, sarà sufficiente mostrarla.
Se invece emergessero problemi, spetterebbe agli organi competenti accertarli e stabilire gli eventuali provvedimenti.
Ma una cosa è certa: non si può pretendere che i cittadini si accontentino del taglio del nastro quando sul tavolo ci sono domande ancora senza risposta.
A Martina, quando una cosa non convince, se ne parla. Al bar, in piazza, davanti a un negozio. E spesso, tra una chiacchiera e l’altra, la domanda più semplice è anche quella più difficile da evitare.
Ma alla fine, questo vecchio macello, è stato fatto come doveva essere fatto?
Non serve una risposta politica. Serve una risposta documentata.
La vicenda è stata approfondita da Puglia Press, che ha ricostruito le contestazioni del progettista, le richieste di verifica sui finanziamenti regionali e l’iniziativa parlamentare. Martina Sera continuerà a seguirne gli sviluppi, con particolare attenzione alle spiegazioni dell’amministrazione comunale.

