A Martina siamo tutti democristiani
Non è una questione di sigle. È un fatto strutturale: in città non esistono più nè destra, nè sinistra organizzate. Esiste un centro forte che governa e govenerà per i prossimi dieci anni.
Di Antonio Rubino
A Martina Franca non sta vincendo una parte politica. Sta vincendo un metodo. Non è più il tempo degli scontri ideologici, delle contrapposizioni nette, delle bandiere identitarie. La città oggi è governata da un centro solido, radicato, strutturato. Un centro che ha cultura democristiana, anche se non porta più quel simbolo.La differenza è tutta qui: mentre gli estremi si sono assottigliati fino quasi a scomparire, il centro è rimasto. E ha preso spazio.
La fine degli estremi
La sinistra esiste, ma è numericamente ridotta. È concentrata attorno a pochi consiglieri comunali, politicamente legati all’esperienza dell’ex sindaco Franco Ancona. È una presenza, non una forza determinante.

La destra, quella identitaria e strutturata che in passato aveva riferimenti chiari e riconoscibili come Pasquale Caroli, Peppino Semeraro, Vito Fumarola, oggi non ha più un’organizzazione capace di incidere. Restano singole sensibilità, ma non un blocco politico compatto. Questo è il dato vero: a Martina Franca non esistono più i due estremi.

La locomotiva del centro
In questo spazio si è consolidato un blocco centrale, composto da amministratori che condividono una stessa cultura politica: moderazione, dialogo, gestione delle relazioni, capacità di mediazione. In pratica la vecchia balena bianca, quella che ci riporta indietro nel tempo all’indimenticabile Don Pinuccio Caroli a Giulio Orlando e a Franco Punzi. È una matrice chiaramente democristiana, anche se oggi assume nomi diversi.

È una cultura che attraversa più aree politiche e che tiene insieme amministrazione comunale e riferimenti regionali. I funerali di Don Pinuccio Caroli, quando a ricordarlo sono stati in chiesa proprio Donato Pentassuglia, Franco Palazzo, il sindaco Palmisano ed il figlio Mario che probabilmente ptornerà a fare politica, ne sono un esempio.

C’è anche Giovanni Basta che è l’esempio vivente di come tra destra e sinistra la differenza è poca, Sta solo nell’appoggiarsi un po’ di più su una gamba rispetto all’altra per mantenersi in equilibrio. Infine Gianfranco Chiarelli il quale, avendo in Cesa un esperto di equilibrismo ineguagliabile, sicuramente troverà il suo spazio.
Il sindaco Gianfranco Palmisano ha dimostrato di saper interpretare questo ruolo di protagonista indiscusso: meno ideologia e più costruzione di rapporti. È questo che oggi regge l’equilibrio cittadino. Palmisano oggi occupa posti di prestigio, nonostante la sua giovane età- L’unico che gli sta stretto è quello di vice segretario del PD Pugliese. Il segretario è Antonio De Caro. Ora, non mi venite a dire che entrambi sono comunisti. Tutt’altro, sono Democristiani.

Accanto a Palmisano si muove una classe dirigente che, pur provenendo da percorsi differenti, condivide la stessa impostazione centrista. Michele Marraffa, ad esempio, per storia e formazione politica, rappresenta pienamente questa continità culturale democristiana. Non è una conversione recente: è una tradizione consolidata che ha attraversato la storia centrista degli ultimi trent’anni seppure con sigle diverse, ma coerentemente centriste.
Uno scenario destinato a durare
Quando un centro diventa così dominante, difficilmente viene scalfito nel breve periodo. La città potrebbe vivere una stagione lunga di stabilità amministrativa.
Il vero interrogativo non è chi governerà nei prossimi anni. Il quadro è già chiaro. La vera domanda è se questa stabilità saprà trasformarsi in qualità urbana.
Martina Franca cresce, ma ha bisogno di manutenzione, di visione, di restyling, di interventi strutturali. La politica del dialogo è un punto di forza. Ma ora serve la politica delle decisioni.
Il dato finale
La fotografia è netta: gli estremi sono marginali, la contrapposizione ideologica non è più il motore della città, il centro è diventato sistema. E oggi, piaccia o non piaccia, è quella locomotiva moderata a guidare Martina Franca. E’ tornata a governare la Balena Bianca. Cambieranno i ruoli nei prossimi dieci anni, ma non i personaggi. Chi oggi è sindaco potrà diventare parlamentare e, viceversa, chi oggi è Consigliare regionale (non avendo avuto mai la volontà di essere parlamentare) potrà ambire a fare il Sindaco.
Cià che di negativo emerge è che ai giovani non interessa la politica, basta un concerto, una stramartina o una festa della birra insieme ad un panino con le bombette per accettare qualsiasi guida. La “cosa” pubblica è diventata la casa pubblica. La martinesità è oramai relegata alle canzoni di Giovanni Nardelli e alle prediche di Don Dino che spesso evocano il passato.
Martina è questa. Piaccia o non piaccia, bisogna solo farsene una ragione. C’era una volta un cantante che si chiamava Mimmo Cavallo, nato a Lizzano il quale portò al successo la canzone “Siamo meridionali”, ebbene un restiling della stessa dopo vent’anni potrebbe diventare: “Siamo democristiani, siamo dappertutto. Se ci danno una mano ci pigliamo tutto …..


