La Valle d’Itria ottiene un nuovo riconoscimento Ue per il suo salume più celebre. Con il Capocollo di Martina Franca salgono a 332 le denominazioni agroalimentari italiane registrate a Bruxelles: per la regione è una vittoria di identità, filiera e turismo.
Martina Franca entra ufficialmente nella mappa europea delle eccellenze agroalimentari. Il Capocollo di Martina Franca ha ottenuto il riconoscimento come Indicazione Geografica Protetta (IGP) dell’Unione europea, con l’inserimento nel registro Ue sancito dal regolamento di esecuzione 2026/2293.
Il provvedimento tutela il nome e la reputazione di uno dei salumi più conosciuti della Puglia, vincolandone l’uso al rispetto del disciplinare di produzione e al legame con il territorio della Valle d’Itria. Per la regione si tratta del 62° riconoscimento DOP o IGP, che porta a 24 le certificazioni nel comparto agroalimentare e a 38 quelle nel settore vitivinicolo.
Un prodotto che racconta la Valle d’Itria
La zona di produzione comprende tre comuni pugliesi: Martina Franca, in provincia di Taranto, Cisternino, in provincia di Brindisi, e Locorotondo, in provincia di Bari. Tutti si trovano sopra i 350 metri di altitudine, in un’area fresca e ventilata tra il mar Ionio e il mar Adriatico.
Il capocollo è un salume legato alla tradizione norcina della Valle d’Itria, tramandata di generazione in generazione. La sua identità passa da ingredienti e tecniche locali: la concia con il “mire cutte”, il vino cotto ottenuto da uve Verdeca e Bianco d’Alessano, e l’affumicatura con legno e foglie secche di fragno, quercia tipica del territorio.
Anche il budello naturale di suino, chiamato “muletta”, contribuisce a dare al prodotto il suo aroma affumicato caratteristico. Il disciplinare riserva la denominazione al salume ricavato dai muscoli cervicali della porzione superiore del collo del suino, secondo requisiti precisi di lavorazione.
Lollobrigida: “Leadership europea”
Il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha definito il riconoscimento “un altro importante traguardo per le nostre eccellenze agroalimentari”, sottolineando come l’Italia confermi la propria leadership europea nelle certificazioni di qualità.
Secondo il ministro, proteggere le denominazioni significa difendere il lavoro dei produttori e garantire ai consumatori qualità, identità e tracciabilità. L’IGP, ha aggiunto, tutela il nome e la reputazione del prodotto salvaguardando la tecnica tradizionale e il legame tra produzione, territorio e competenze locali.
Cosa cambia per produttori e consumatori
Per le aziende della filiera, l’IGP rappresenta una protezione concreta contro imitazioni e usi impropri del nome. Solo chi opera nell’area delimitata e rispetta il disciplinare potrà commercializzare il prodotto con la dicitura “Capocollo di Martina Franca IGP”.
Per i consumatori, il marchio Ue offre una garanzia aggiuntiva su origine, metodo di produzione e tracciabilità. Per il territorio, invece, il riconoscimento rafforza l’offerta enogastronomica della Valle d’Itria, già animata da trulli, vini locali e una delle cucine più riconoscibili della Puglia.
Un traguardo regionale
La registrazione arriva dopo un percorso amministrativo avviato anni fa dalla Regione Puglia e dalle organizzazioni di categoria, con audizioni pubbliche e la definizione del perimetro produttivo. Il Tar aveva già confermato la delimitazione dell’area IGP ai comuni di Martina Franca, Locorotondo e Cisternino, respingendo la richiesta di inclusione di Montemesola.
Con il Capocollo di Martina Franca, la Puglia aggiunge un nuovo tassello alla propria strategia di valorizzazione delle produzioni tipiche: non solo un salume in più sul registro europeo, ma un marchio che può sostenere imprese, occupazione, export e turismo in un territorio che attraversa tre province.

